giovedì 5 febbraio 2009

A parlar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina -secondo round-

Botta e risposta.

Avv. Pinco Pallo:
"Caro Maurizio,
mi spiace per questo inconveniente, debbo essere franco che mi aspettavo da te un trattamento migliore. Ed invero per la pratica di XXX allo stato nemmeno io ho preso niente, ma ci rimetterò i soldi e ti manderò una somma, che ti chiedo di voler riconsiderare a fronte di ciò.
Per quanto riguarda YYY mi sembrava che avessimo chiuso la partita con una dazione brevi manu (se così non fosse mi scuso io per il disguido e provvederò a contattare YYY e a farti sistemare) e comunque mi sembrava che quando ti eri venuto in studio da me il cliente fosse stato chiaro che non voleva pagare troppo e tu eri stato d’accordo nel non chiedere nulla direttamente. 
A questo punto se vi sono delle somme che YYY ti deve, certo non quelle della tua nota pro forma gradirei poterne parlare prima con te direttamente. Ti telefono nei prossimi giorni."

Avv. Maurizio:
"Iniziamo dal principio.
Ricordo benissimo quali erano gli accordi per YYY.
Ricordo benissimo che ho “preso” 300,00.=, regolarmente conteggiati nella notula, che ho speso quasi tutti in marche da bollo.
Ricordo benissimo che ho, per mia scelta, anticipato tutte le spese di trasferta.
Ricordo anche benissimo i fax ai quali Tu non Ti sei degnato nemmeno di rispondere.
Tanto per dirne uno, quello del 27 luglio in cui lasciavo al Tuo buonsenso la determinazione delle mie spettanze… Ovviamente privo di risposta.
Ricordo anche il fax che ti ho mandato 3 mesi dopo elemosinando € 500,00.= in 5 rate da € 100,00.=. Anche questo senza risposta.
Un terzo fax, inserito nella corrispondenza della XXX, Ti avvisava che avrei richiesto i soldi al sig. YYY… Inutile dire che anche questo è stato privo di risposta.
Lo stesso sig. YYY ben si è guardato dal contattarmi una volta ricevuta la mia raccomandata…
Non ho il diritto di ritenermi preso deliberatamente in giro?

Veniamo alla pratica XXX

Il Tuo comportamento assolutamente silente, tranne una laconica telefonata di un Tuo collaboratore, è chiaro indice del Tuo interesse alla cosa, o meglio al rapporto con i Colleghi.
Ti lamenti del mio “trattamento”?
Cosa dovrei dire io che non ho mai ricevuto un Tuo cenno, se non per interposta persona?
Io che, in prima battuta, sperando in un atteggiamento collaborativo Ti ho richiesto il pagamento della mirabolante somma di € 158,43.=?
Ritengo che tale importo non sia tale da creare sbilanci nelle economie di nessuno, ma ora è una questione di principio.
Visto che sono stato trattato peggio di uno sconosciuto, mi regolo di conseguenza.
Visto che non abbiamo più nulla da dirci, puoi anche risparmiarTi la telefonata…
Vedi? Avessi tenuto alla cosa, mi avresti chiamato subito… invece “Ti chiamerò”.

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mercoledì 24 dicembre 2008

A parlar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina

Nel parafrasare la frase attribuita -a torto od a ragione al Divo Giulio-, mi riferisco, ovviamente, agli avvocati.
Nella mia breve carriera forense mi sono reso conto che un numero sempre maggiore di avvocati, specie i più giovani, sono dei benemeriti cialtroni: sia dal punto di vista morale che da quello professionale.
Ho avuto a che fare due volte con un collega (la minuscola è d'obbligo) di Padova:
- la prima volta il cliente (suo) non mi ha pagato ed adesso ho notificato l'atto di citazione;
- la seconda, in cui sono stato nominato mero domiciliatario, il sullodato cialtrone collega non mi ha pagato la parcella da ben 170,00€.
Con il nuovo anno, preparerò l'esposto al Consiglio di Padova e successivamente notificherò l'atto di citazione.

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