Sentenza
Tra pratica e professione, sono ormai 7 anni che bazzico i tribunali e, forse complice il fatto che io sia civilista (tributarista), non mi sono mai posto il problema della lettura di una sentenza.
Sia nel civile (tranne i casi di discussione in pubblica udienza e le opposizioni al C.d.S. davanti al G.d.P.) che nel tributario non esiste il concetto di lettura del dispositivo di una sentenza: ti arriva in studio un fax (o una raccomandata) in cui c'è scritto Tizio ha vinto, Caio ha perso.
Anche il contenuto della stessa, per quanto possa condannare a pagare milioni di miliardi, non ti sconvolge più di tanto.
La sentenza penale è un'altra cosa.
Immaginate il Giudice in piedi che recita un provvedimento del genere:
P.Q.M.
IL GUP
Visti gli artt. 533-535 c.p.p.
dichiara
XXXX
colpevole
del reato ascrittogli e, operata la diminuzione per il rito, lo
condanna
alla pena di anni trenta di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali;
Visti gli artt. 29 e 32 c.p.
dichiara
lo stesso interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, in stato di interdizione legale e decaduto dalla potestà dei genitori per anni trenta.
Non riesco ad immaginare la sensazione che prova l'imputato alla lettura di un tale dispositivo.
Allo stesso modo, chissà cosa pensa il Giudice e nel momento in cui l'ha redatta e nel momento in cui l'ha letta...
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